Giuseppe Presicce

“Le voci della sera”

“i tempi delle cose nel tempo dell'anima”

il mio libro.it

 

Il volumetto raccoglie alcuni scritti poetici recenti accanto ad altri molto lontani nel tempo. Fra la prima e la se­conda stagione un lungo intervallo di “silen­zio”. I testi, distribuiti in due sezioni (ESORDIO, RIPRESA), sono tutti corredati da note di commento dello stesso autore.

La raccolta prende il titolo dalla lirica “Le voci della sera”: composta nel 2010, è stata collocata all'inizio dell'opera perché ritenuta la più emblematica sul piano tematico, psicologico e stilistico.

Sul filo dei ricordi d'infanzia, vi sono descritti dei momenti di vita comunitaria in una società contadina, quando la stra­da, soprattutto nelle infoca­te serate d'estate, rappresentava il luo­go di incontro e di dialogo fra le fami­glie ed all'interno delle famiglie. La stessa tematica ricorre in La banda, Focara, Santa Lucia, Novena di Natale.

“I tempi delle cose nel tempo dell'anima” è questo il sottotitolo della raccolta. Esso trae ispirazione da un brano delle “Confessioni” di Sant'Agostino: “...tre sono i tempi, il passato, il presente, il futuro; ma forse si potrebbe pro­priamente dire: tre sono i tempi, il presente del passato, il presente del presente, il presente del futuro. Infatti questi tre tempi sono in qualche modo nell'animo, né vedo che abbiano altrove realtà: il presente del pas­sato è la memoria, il presente del presente la visione diretta, il presente del futuro l'attesa...”. Il “tempo delle cose” ed il “tempo dell'anima” hanno struttura e ritmi differenti: rettilineo e fortemente scandito e stratificato in un passato, un presente, un futuro il primo, “complesso”, “sintetico” il secondo. Mentre il tempo delle cose corre inarrestabilmente veloce, per cui il momento successivo rappresenta sempre un superamento di quello precedente, il tempo inte­riore è un “perenne intrico / dello ieri, / dell'oggi / e del domani”. Il tema della differenza di passo tra il tempo degli accadimenti e quello interiore viene sviluppato nella lirica “Panta rei”, che possiamo considerare una sorta di manifesto letterario, l'enunciazione della condizione spirituale propria della poesia quando sgorga libera e spontanea dall'anima. Se questo vale per la poesia in generale, è ancora più vero per quella d'amore. E nel volumetto numerose sono le liriche (“Sera”, “Il tuo giardino”, “Il mio amore per te”, “Ho colto per te”, “Viandanti”, “Cade la pietra nello stagno”) che cantano l'amore per la donna che è accanto all'autore da 55 anni e alla quale è dedicata questa silloge poetica.

Altri temi presenti nella raccolta: la nascita e la morte, specularmente ed ontologicamente compresenti nell'universo come eventi di una teleologia insondabile (“Chissà dove”, “Arrivi e partenze”), comprensibile, forse, soltanto dopo la morte (“Epifania”), la natura colta nei suoi momenti crepuscolari (“Pudore”, “Il mattino del mondo”, “Prove d'orchestra”), gli affetti familiari (“Chi ti ha mandata quaggiù”, “Figli”, “Il ritorno”, “Autunno”), la denuncia della degradazione etica dell'umanità derivante dall'epidermicità dei sentimenti, dal relativismo ideologico, dalla crisi dei valori (“Nebbia”, “Attimo fuggente”, “L'isola dei Feaci).

In una recensione rilasciata dalla Fondazione Mario Luzi si legge:

"C'è...una parte taciuta in Presicce ed è proprio questa l'entità del suo senti­re: una dimensione sospesa, sospirata, un'aria rarefatta ed eterea che precede il peso grave delle parole, delle cose concrete menzionate, per le quali occorre sem­pre un nome, una vera e propria puntuale nominazione, perché esse appaiano per ciò che sono. Ma le cose sono anche simboli, archetipi, attraggono su di sè un senso deduttivo, si apprestano a divenire ragione visibile a testimonianza di un'inte­ra esistenza: il venir meno di una società rurale o novecentesca e l'approssimarsi della civiltà moderna, il passare degli anni."

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